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Pont d'Ael

La strada romana in territorio valdostano - la cosiddetta via delle Gallie - da Eporedia (Ivrea) giungeva ad Augusta Praetoria (Aosta) e qui si biforcava verso i valichi dell'Alpis Poenina (Gran San Bernardo) e dell'Alpis Graia (Piccolo San Bernardo); opere di ingegneria spesso imponenti, quali tagli in roccia e costruzioni artificiali del piano viario, ne accompagnarono il percorso nel territorio montuoso.

L'assetto visibile del tracciato stradale e le sue infrastrutture, fra cui numerosi ponti, sono comunemente datati a partire dall'età augustea e giulio-claudia (fine del I sec. a. C. / prima metà del I sec. d. C.); il cammino che dalle regioni mediterranee conduceva ai valichi alpini era tuttavia in uso almeno dal III millennio a. C., come è dimostrato dalla presenza di siti megalitici ad Aosta e a Sion, sul versante svizzero del Gran San Bernardo.

Nell'area di strada in direzione dell'Alpis Graia ricadeva il sito oggi costituito dal villaggio di Pont d'Aël (m. 880), nella valle di Cogne, sulla riva destra del torrente Grand'Eyvia, in prossimità di un ponte-acquedotto di età romana.

E' questa grandiosa opera in muratura e blocchi di pietra da taglio, alta 56 m. circa dal livello del corso d'acqua, per una lunghezza che supera i 50 m.; un'iscrizione collocata sul fronte nord consente la sua datazione all'anno 3 a. C. e ne ricorda il promotore e proprietario, un Caius Avillius Caimus originario di Patavinus (Padova).

La struttura comprendeva un passaggio coperto, di m. 1 circa di larghezza, illuminato da strette finestre su entrambe le pareti, cui si accedeva da aperture provviste di serramenti lignei alle due estremità, quella del capo est in prosecuzione di un cammino esterno tagliato nella roccia.

Un canale superiore scoperto, con il fondo in lastre di pietra e le pareti impermeabilizzate, permetteva lo scorrimento di acqua captata da sorgenti situate sulla riva sinistra del torrente; a partire dal capo ovest è ancora possibile vedere resti del sistema idraulico di cui la struttura faceva parte.

La tesi di una connessione dell'opera con attività di estrazione e trattamento di materiale ferroso nell'alta e media valle di Cogne, per quanto comunemente accolta, non è provabile per l'età romana. Sulla base dei dati di cui si dispone, è ragionevole supporre, piuttosto, una funzione di ponte-acquedotto a breve raggio nel territorio, consistente nell'approvvigionamento idrico di un fundus, una proprietà terriera ipotizzabile nel sito del villaggio odierna; l'aggettivo privatum che campeggia nell'iscrizione ne definisce d'altronde in modo inequivocabile il carattere giuridico.

Successive modifiche al condotto e ai corpi di fabbrica - con l'apertura, fra l'atro di una postierla sulla fronte sud della struttura - indicano un funzionamento del sistema di captazione idrica ancora in età postclassica, a beneficio, com'è presumibile, degli abitanti del villaggio, di cui si ha notizia indiretta a partire almeno dal XIII secolo, attraverso l'accenno all'esistenza di un mulino: un documento dell'anno 1265 ricorda, infatti, un "molendinum sive pontem de Ayel".

Ulteriori informazioni sul territorio intorno a Pont d'Ael.